- Sat, 17 January 2026
TORINO – Il tiro di Miretti che gli rimbalza sulla testa e poi finisce in rete, a sbloccare il match contro la Cremonese. Questa è l’unica concessione al caso di Gleison Bremer, quasi come fosse uno di quei regali che il destino ogni tanto semina qua e là a chi pazientemente e con costanza costruisce il proprio percorso, senza aggrapparsi alla fortuna. E poi la soddisfazione di poter esultare e dedicare la rete alla moglie incinta del secondo figlio è la ciliegina su una torta multistrato, di quelle che ci si può concedere dopo un lungo digiuno, o per festeggiare la fine di un periodo difficile che ci si è lasciati alle spalle. Tolta la soddisfazione del gol, è dietro che Bremer ha ancora una volta fatto la differenza: certo, l’attacco di Davide Nicola non è che l’abbia impensierito oltremodo, ma quando c’è stato bisogno ha spento sul nascere ogni velleità .
A parlare per lui sono ancora una volta i numeri; dal suo ritorno dopo l’operazione al menisco, la Juventus ha preso solo due gol. Contro la Roma, da Baldanzi, quando il brasiliano era uscito dal campo da circa un quarto d’ora e contro il Lecce, con Banda che sfrutta l’erroraccio di Cambiaso in costruzione. A questo si aggiunga che, con Bremer in campo, la Juve non perde dal 23 aprile 2024: sconfitta indolore in Coppa Italia, contro la Lazio. Ecco, se il gol contro la Cremonese può essere un caso, le statistiche servono invece come una bilancia a pesare il peso specifico del difensore. Se c’è o non c’è fa tutta la differenza del mondo. Per la Juve, per lui, per chi gli sta intorno: è tutto il reparto a giovare della sua presenza, perché è il porto sicuro nel quale approdare quando le acque si agitano e restare in mare aperto rischia di portarti alla deriva. Non è una sorpresa per il club bianconero, ma non lo è nemmeno per Luciano Spalletti.