La rivincita di Fonseca col Lione: l’allenatore sbagliato per il Milan, non per colpa sua

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C’è una squadra in Francia che impressiona, che corre a un’altra velocità. Non è il Paris Saint-Germain campione d’Europa di Luis Enrique o il Marsiglia di De Zerbi, è il Lione di Paulo Fonseca, vera sorpresa degli ultimi due mesi, nei quali è stato praticamente perfetto. Ieri contro il Laval, negli ottavi di finale di Coppa di Francia, è arrivata l’undicesima vittoria di fila considerando tutte le competizioni, un 2-0 finale convincente e senza appelli, firmato ancora una volta dal talento di Endrick, che da quando è arrivato in prestito dal Real Madrid ha segnato 5 goal in 5 partite. Il brasiliano, che con Xabi Alonso il Real Madrid ha visto il campo solo dalla panchina, aveva bisogno di giocare, di mettere minuti nelle gambe in vista del Mondiale, la scelta di chiudere il 2025-26 a Parc OL è stata una delle migliori della sua giovane carriera. In Francia l’ex enfant prodige del Palmeiras ha trovato l’ambiente giusto, un sistema di gioco che lo valorizza, che esalta le sue qualità e un allenatore che lo coccola e gli fa dare il meglio di sé, quel Paulo Fonseca che in Italia è ricordato le parentesi negative con Roma e, soprattutto, Milan.

DALLA LIGUE 2 ALL’EUROPA, CON I RAGAZZINI

Fonseca è senza dubbio il valore aggiunto di una squadra che otto mesi fa era praticamente in Ligue 2, la serie B francese, per irregolarità amministrative. L’avvento di Michele Kang al posto di John Textor, ha però permesso di ribaltare la decisione della Direction nationale du contrôle de gestion, una commissione indipendente che ha il compito di controllare i conti delle squadre di calcio professionali francesi: l’imprenditrice statunitense, ex guida della sezione femminile, soprannominata la “Boss Queen”,  ha garantito una gestione seria e un piano di austerità, salvando il club dai problemi finanziari. E permettendogli di giocare in Ligue 1 e in Europa, dove il Lione ha chiuso al primo posto la League Phase davanti ad Aston Villa e Midtjylland. I conti si fanno alla fine, ma a inizio febbraio il Lione è agli ottavi di Europa League, ai quarti di Coppa di Francia e terzo in campionato con 39 punti, gli stessi del Marsiglia, a -9 dalla capolista Paris Saint-Germain. Tutto questo con una banda di ragazzini e qualche giocatore di esperienza, come il capitano Corentin Tolisso, ex Bayern Monaco e vero Gone, il campione del Mondo con l’Argentina Nicolás Tagliafico e Moussa Niakhaté, fresco Campione d’Africa con il Senegal.

LIONE, FILOSOFIA ROSSONERA

Giovani al potere, è la linea guida dell’OL, che ha fatto di necessità virtù. Senza possibilità di spendere cifre astronomiche per rinforzare la rosa, sul mercato ha cercato profili con poca esperienza e tanto talento, a prezzi contenuti e rivendibili in futuro. Esattamente quello che è stato, e per certi versi continua a essere, il credo del Milan di RedBird Capital Partners. E Fonseca è l’allenatore giusto per questo tipo di situazioni. Fa calcio propositivo, divertente e crea un’alchimia con i giocatori, che sono liberi di sbagliare. Morton, De Carvalho, Fofana, Moreira, Endrick, Nuamah, più l’ultimo arrivato Nartey, danese 2005, decisivo all’esordio con il Lille pochi giorni dopo l’acquisto dal Brondby, sono alcuni dei ragazzi temibili, ai quali bisogna aggiungere Rémi Himbert, attaccante 2008 cresciuto nel settore giovanile e promosso in prima squadra da Fonseca.

MILAN, LA COLPA NON E’ SOLO DI FONSECA

Il progetto Lione, con le dovute proporzioni, era quello che aveva in mente Cardinale per il Milan. Non a caso per sostituire Pioli la scelta era ricaduta su Fonseca. Ma allenare il club rossonero per blasone, aspettative e pressioni, non è come guidare l’OL. Al Milan il margine di errore è limitato, non c’è tempo per sperimentare, osare, rischiare. Un progetto improntato sui giovani da rivendere non funziona, al di là di quelli che possono essere state le colpe dell’allenatore portoghese, soprattutto nella gestione del gruppo e dei senatori (vedi i casi Leao e Theo Hernandez). Fonseca ha bisogno di un progetto chiaro, senza zone d’ombra, e della difesa di chi lo sceglie, nei momenti di turbolenza, non è la classica guida parafulmine, con le spalle larghe. In Francia sta dimostrando di essere un grande allenatore, ma non era e non può essere l’uomo giusto per il Milan.

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